Congresso Mondiale delle Famiglie 2019: una “bigottata” senza precedenti

Il Congresso Mondiale delle Famiglie sembra arrivare in ritardo: ogni giorno di combattere contro le discriminazioni verso le donne e verso l’omosessualità

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Parte il prossimo weekend il Congresso Mondiale delle Famiglie 2019 a Verona: la politica si spacca, il popolo critica. In sintesi: un ritorno al Medioevo senza precedenti. Al Palazzo Gran Guardia si riuniranno i più grandi del mondo, 150 relatori provenienti da ogni parte del pianeta; giusto per citarne alcuni Massimo Gandolfini, Toni Brandi, e Jacopo Coghe, organizzatori dell’ultimo Family Day. Siederanno tra le fila anche il vicepremier Matteo Salvini, il Ministro alla Famiglia Lorenzo Fontana, il Ministro all’Istruzione Marco Bussetti, diversi parlamentari della Lega e di Fratelli d’Italia, prima fra tutti Giorgia Meloni.

Congresso Mondiale delle Famiglie 2019

Congresso Mondiale delle Famiglie 2019: tra una bigottata e l’altra

Tra una bigottata e l’altra, gli organizzatori avranno modo di usufruire del tutto gratis per gli organizzatori. Gli ultimi due giorni del “Festival della necrosi culturale” l’intera struttura sarà dedicata alle attività. Per l’occasione il Comune garantirà pulizie straordinarie e il trasporto di tutti gli arredi. Tutto a costo zero per gli organizzatori. Anche i manifesti sono gratis: nella delibera, infatti, si prevede la gratuità delle “affissioni murali” ma la sola possibilità “di riduzione o esenzione dal pagamento dei tributi per l’affissione di manifesti, poster e locandine”. Parcheggi gratis, visite che costano un euro: queste sono le agevolazioni per i portatori di buoni precetti sul matrimonio, sulla donna e sui bambini.

Un progetto ambizioso e provocatorio

Un progetto ambizioso ma anche provocatorio. Da quando si è diffusa la voce che si sta organizzando il Congresso Mondiale delle Famiglie tutte le associazioni per le unioni ed adozioni arcobaleno, persone trans, omosessuali, ma anche una fetta di esponenti politici, sono scesi in campo per contrastare il fenomeno – a detta di alcuni – medioevale che coinvolgerà Verona. Uno su tutti il capogruppo comunale Pd Federico Benini che lancia l’iniziativa social del #manonellamano: “Dimostriamo a tutti che Verona non è omofoba e sessista. Da oggi come atto dimostrativo io indosserò, tutti i giorni, una maglietta bianca col disegno di due uomini che si tengono per mano. Invito tutti a seguirmi. Prendete un lenzuolo, una maglietta bianca, un asciugamano. Quello che volete. Con un indelebile nero, fate il mio stesso disegnino (è semplice pure per me che sono una frana). Appendete lenzuoli e bandiere sul davanzale o indossate le vostre magliette per strada. Facciamoci vedere. Fatevi foto e video usando l’hashtag #manonellamano”. Le arterie della città domenica saranno inondate da questa fiumana di predicatori cristiani che inneggiano alla famiglia tradizionale nel corso del Congresso Mondiale delle Famiglie.

pro-family

Il congresso e le sue contraddizioni

In effetti il Congresso Mondiale delle Famiglie sembra arrivare in ritardo su un territorio in cui si cerca ogni giorno di combattere contro le discriminazioni verso le donne e verso l’omosessualità. L’opinione pubblica si spacca, dividendosi sul tema riguardante soprattutto la figura della donna. Dal fascismo in poi l’evoluzione è stata sempre più necessaria, un’esigenza per la libertà d’espressione “rosa”, ma anche dell’individuo stesso. L’italiana media oggi possiede un lavoro, vive in una famiglia ed educa i suoi figli. Pensare che possa ancora esistere la donna del “focolare” sembra una reiterazione culturale aberrante di tempi remoti, fortunatamente sepolti. Grazie all’emancipazione ed alla soppressione della cultura di “casa, matrimonio e famiglia” la donna è riuscita ad ottenere la sua indipendenza e ad imporsi a livello sociale, ricoprendo anche ruoli di prestigio.

Un faticoso percorso in discesa

Dal 1945 con il diritto di voto è stato un percorso, seppur faticoso, sempre in discesa: non solo votare significava riconoscere le opinioni femminili, ma anche riconoscere la sua identità nella comunità, la stessa che va a costituire la società. Ancora più importante, per l’onorabilità femminile è la legge del 1963 che prevedeva l’abolizione della legge fascista relativa al licenziamento della donna per matrimonio o gravidanza. Ogni donna aveva diritto ad un congedo. Ancora: nello stesso anno venne varata anche la legge di accesso alle professioni pubbliche, dalla Magistratura fino ad arrivare nel 1999 alle Forze Armate. Ulteriore svolta nel 1970 con la legge sul divorzio (Amen!!) dove finalmente le donne non venivano più considerate delle “rovinfamiglie”, nel caso in cui si accingesse alla separazione, unica strada prima degli anni ’70, ma avevano anche il diritto di divorziare, lasciando uomini che per molti anni avevano abusato di loro e le avevano tradite.

Unione familiare

Proprio in merito al divorzio ed a coloro che ancora si ostinano ad essere contro, per preservare “l’unione familiare”, dichiarando che la religione cattolica non è d’accordo, vorrei proporre uno spunto di riflessione che arriva dai testi sacri:
Mariti, amate le vostre mogli, e non v’inasprite contro di loro.
Colossesi 3:19
Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato sé stesso per lei.
Allo stesso modo anche i mariti devono amare le loro mogli, come la loro propria persona. Chi ama sua moglie ama se stesso.
Efesini 5:25,28
Anche voi, mariti, vivete insieme alle vostre mogli con il riguardo dovuto alla donna, come a un vaso più delicato.
Onoratele, poiché anch’esse sono eredi con voi della grazia della vita, affinché le vostre preghiere non siano impedite.
Pietro 3:7

L’idea è quella di un marito rispettoso ed amabile nei confronti di una donna. Purtroppo, questa immagine non aderisce al passato, in particolare ai fotogrammi di donne picchiate, violentate e tradite, ma portate in chiesa la domenica al proprio fianco. È giusto che la donna si liberi di un padrone, quando un uomo abusa del suo essere e della sua beltà. Dal 1975 i coniugi sono uguali davanti alla legge, i figli nati fuori dal matrimonio hanno gli stessi diritti di quelli provenienti dal letto coniugale ma soprattutto: il tradimento può essere causa di separazione. Una conquista secolare visto ciò che succedeva precedentemente. L’anno successivo arrivò la legge sull’aborto, nel 2010 le pari opportunità nel mondo del lavoro, nel 2011 la quota rosa nei consigli d’amministrazione, e nel 2013, dopo tante battaglie, ma soprattutto femminicidi, è arrivata la legge contro la violenza sulle donne.

Palazzo Gran Guardia

Una società differente

La società in cui viviamo è totalmente diversa da quella dei tempi del fascismo, per non parlare delle epoche ancor più lontane dai regimi dittatoriali. Sono cambiati i modelli culturali, i costumi, ma soprattutto le comunicazioni che hanno condizionato, inspiegabilmente, il nostro modo di essere. Una società che diventa sempre più artificiale e smart, capace di automatizzare il lavoro, scoprire formule antitumorali, correre in giga, ha ritrovato in formule contemporanee la consacrazione del proprio amore: convivenza e unioni civili, non sono brutte parole, ma solo il frutto di un’evoluzione culturale volta al progresso.

Indiscusso il valore

Resta, indiscusso, il valore sacro del matrimonio, che però viene considerato tale solo da una piccola parte della società, poiché in piccole zone d’Italia il vincolo coniugale è più una forma che un rito religioso sentito. Inconsciamente alcuni vivono ancora il matrimonio come un dovere a cui adempiere per un costume sociale, piuttosto che per fede. Le conseguenze sono devastanti sull’individuo: si realizza nel tempo l’incapacità umana di non poter perseguire i precetti matrimoniali in quanto non c’è stato un sentito acconsentimento. Effetti indesiderati: frustrazione ed infelicità. Non serve un Congresso Mondiale delle Famiglie che guardi ma al passato, ma delle leggi che continuino a portarci verso il futuro.

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Annalibera Di Martino
Mi chiamo Annalibera Di Martino e vivo a Castellammare di Stabia. Nutro da sempre una forte passione per la musica italiana, a tal punto che all’età di appena 7 anni ho iniziato a studiare canto e pianoforte ed a 16 anni ho partecipato a concorsi nazionali come il Premio Mia Martini con un brano inedito intitolato “Il tuo sorriso” o come il Premio Mogol interpretando “E la luna bussò”. Mi sono avvicinata alla tradizione nazionale musicale con studi di settore, infatti sono laureata in Discipline delle arti visive, musica e spettacolo (DAMS) con una tesi sul Festival di Sanremo. Sono studiosa autodidatta di Sanremo da circa 8 anni ed ho partecipato, tra gli altri, alla 68° edizione del Festival come giornalista nella Sala Stampa Lucio Dalla. Mi sono iscritta ad un master in giornalismo e collaboro già da un anno con diverse testate locali. Mi occupo principalmente di politica, cronaca ed ovviamente terza pagina.