Dolce e Gabbana, la gaffe cinese. La comunicazione, il marketing, lo scivolone

A far incazzare ancora di più, i commenti di uno degli stilisti, Stefano, che sotto al video ha risposto con frasi sprezzanti e gravi

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Quando dici una cosa e ne capisci un’altra. Questo è quello che è successo a Dolce e Gabbana ed alla sua comunicazione “razzista”. Con l’ultima gaffe che hanno fatto in Cina con la pubblicità, altro che promozione: le vendite sono calate, la sfilata a Shangai è stata annullata ed i cinesi li odiano.

dolce e gabbana gaffe cinese

Solo una modella timida ed impacciata, con vestiti griffati da urlo, che davanti un piatto si destreggia ad usare le mitologiche bacchette per mangiare cibi italiani. Spaghetti, pizza ed il famoso cannolo, che qualcuno ha anche visto come un’allusione alla virilità dei maschi del Bel Paese. Con una voce fuori campo, di fronte ai tentativi della ragazza impacciati, dà consigli su cosa e come fare giocando su doppi sensi e altro. Un click ed è andato online. Un click è scoppiato l’inferno. I soci condannati alla ghigliottina mediatica.

Già nel 2007 con Evandro Soldati, Ryan Snyder, Adam Senn e Shannon Click, fotografati da Steven Klein per la famosissima campagna Dolce & Gabbana p/e 2007, accesero le polemiche che suscitarono questa pubblicità nel mondo, ritirata in Spagna, sotto accusa in Italia perché ritenuta troppo maschilista. Una foto aveva acceso le critiche, dove si riteneva che venisse riproposto lo stupro di una donna, accerchiata da maschi che si limitavano a guardare l’aggressore.

Questa volta è toccato agli asiatici ed alle loro tradizioni, come le posate che considerano sacre, ed alla realizzazione di una pubblicità carica di stereotipi e derisione della propria cultura. Le bacchette sono simbolicamente la rappresentazione dello Yin e lo Yang, quindi oltre la forma rappresentano la contrapposizione tra bene e male.

A far incazzare ancora di più, i commenti di uno degli stilisti, Stefano, che sotto al video hadolce e gabbana scuse risposto con frasi sprezzanti e gravi verso quelli che sono un terzo del mercato della sua casa di moda. Subito dopo appare un post “Il nostro account Instagram è stato hackerato. E anche l’account di Stefano Gabbana. Il nostro ufficio legale sta indagando con urgenza. Siamo molto dispiaciuti per qualsiasi sofferenza causata da questi post non autorizzati. Non abbiamo altro che rispetto per la Cina e per il popolo cinese”.

Un fraintendimento quindi, di comunicazione, che sta facendo perdere molti soldi e vociferare addirittura una spaccatura definitiva dei due stilisti. Poco dopo la bufera è arrivato il video di scuse di entrambi “Facciamo le nostre più sincere scuse al popolo cinese nel mondo intero”, afferma Gabbana. “Speriamo che il nostro fraintendimento della cultura cinese possa essere perdonato. Siamo sempre andati pazzi per la Cina, l’abbiamo visitata molto. Siamo stati in molte città. Amiamo la vostra cultura”.

Ed ora sono virali le caricature di frame con frasi satiriche che li vogliono come due maghi, all’interno di questa stanza tappezzata con damascati Rossi, la stessa dove hanno girato il clip delle scuse, oppure i video di chi taglia le etichette del brand, usa le maglie per pulire i pezzi del bagno.

Una casa di moda storica e di fama mondiale, leader sul mercato del fashion prende uno scivolone epocale sulla passerella del marketing. La prossima volta attenzione al messaggio, bisogna prenderlo con le pinzette, anzi con le bacchette.

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Annalibera Di Martino
Mi chiamo Annalibera Di Martino e vivo a Castellammare di Stabia. Nutro da sempre una forte passione per la musica italiana, a tal punto che all’età di appena 7 anni ho iniziato a studiare canto e pianoforte ed a 16 anni ho partecipato a concorsi nazionali come il Premio Mia Martini con un brano inedito intitolato “Il tuo sorriso” o come il Premio Mogol interpretando “E la luna bussò”. Mi sono avvicinata alla tradizione nazionale musicale con studi di settore, infatti sono laureata in Discipline delle arti visive, musica e spettacolo (DAMS) con una tesi sul Festival di Sanremo. Sono studiosa autodidatta di Sanremo da circa 8 anni ed ho partecipato, tra gli altri, alla 68° edizione del Festival come giornalista nella Sala Stampa Lucio Dalla. Mi sono iscritta ad un master in giornalismo e collaboro già da un anno con diverse testate locali. Mi occupo principalmente di politica, cronaca ed ovviamente terza pagina.