
Una piccola verità sulla comunicazione online? L’algoritmo non ti odia. A meno che non lo annoi. Una delle convinzioni più diffuse tra aziende e professionisti è che i social “penalizzino” i contenuti. Che esista una sorta di filtro invisibile che decide arbitrariamente chi mostrare e chi no.
Il mito del complotto: perché pensi che i social ti penalizzano
In realtà il meccanismo è molto più semplice, e proprio per questo meno comodo da accettare. Quando pubblichi un post, non lo vede subito “tutto il mondo”. Le piattaforme lo mostrano inizialmente a un piccolo gruppo di persone selezionate in base a interessi, comportamenti precedenti e probabilità di interazione. È una fase di test.
Se quel primo gruppo si ferma, guarda, legge fino in fondo, commenta o salva, l’algoritmo registra un segnale positivo: “Questo contenuto genera interesse”. A quel punto amplia la distribuzione. Se invece le persone scrollano in pochi secondi, il messaggio è opposto: contenuto poco rilevante, diffusione limitata. Non è una questione personale. È una questione di attenzione.
L’errore fatale: confondere la pubblicità con la narrazione
E qui entra in gioco il tipo di contenuto che si pubblica. Il classico post promozionale – “Venite da noi, siamo aperti”, “Scopri le nostre offerte”, “Siamo i migliori del settore” – raramente genera coinvolgimento.

Non perché sia sbagliato comunicare la propria attività, ma perché non offre un motivo per fermarsi. È un messaggio unidirezionale, autoreferenziale. Non attiva curiosità, non racconta nulla, non crea riconoscimento. Al contrario, funziona raccontare ciò che succede davvero.
Dalla teoria alla tazzina: il caso della caffetteria “invisibile”
Prendiamo l’esempio di una piccola caffetteria. Un post che dice “Siamo aperti” difficilmente trattiene l’attenzione. Ma raccontare chi apre il locale alle sei del mattino, il primo caffè preparato, il profumo che esce dalla porta, le abitudini dei clienti abituali, i dettagli della giornata che inizia, cambia completamente la dinamica. Non stai semplicemente vendendo. Stai costruendo una narrazione.
E questo ha due effetti:
- Dai all’algoritmo un motivo per fidarsi, perché le persone si fermano e interagiscono.
- Dai alle persone un motivo per riconoscersi, perché vedono qualcosa di autentico.
4 mosse pratiche per smettere di farti ignorare
- Ridurre l’autoreferenzialità. Prima di pubblicare, chiediti: sto parlando di me o sto raccontando qualcosa che riguarda anche chi legge?
- Mostrare processi, non solo risultati. Il “dietro le quinte” genera più coinvolgimento della semplice promozione.
- Curare l’apertura del contenuto. I primi secondi o le prime righe devono creare curiosità o identificazione.
- Favorire interazioni reali. Domande autentiche, dettagli concreti, storie vere.
Un post inizia a girare quando supera la soglia dell’indifferenza. Non servono budget enormi, né strategie complesse. Serve contenuto che meriti attenzione. Vale per tutti. Anche per un piccolo caffè di quartiere. Perché l’algoritmo non cerca brand perfetti. Cerca contenuti che non vengano ignorati.


