
La campagna del sì per il referendum sulla giustizia potrebbe aver trovato una colonna sonora, anche se forse il cantante non lo sa ancora. Il confine tra intrattenimento e propaganda si è fatto improvvisamente sottilissimo quando il brando del vincitore di Sanremo, “Per sempre sì” di Sal Da Vinci, è finito al centro di un retroscena politico che scotta.
Secondo quanto riportato dal quotidiano La Repubblica, la premier Giorgia Meloni e altri rappresentanti di Fratelli d’Italia avrebbero intravisto nel titolo della canzone, il claim perfetto per la campagna referendaria. Una telefonata, un complimento e l’idea che quel “sì” cantato all’Ariston e poi allo Stadio Maradona in occasione della partita Napoli – Torino, potesse diventare il vessillo dei comizi di chi è a favore della riforma della magistratura. Ma cosa succede quando la musica smette di essere arte e diventa strumento di comunicazione politica?
Quando la musica diventa uno slogan emotivo
La politica ha bisogno vitale di simboli. In un mondo dominato dall’economia dell’attenzione, spiegare i tecnicismi di una riforma della giustizia è una battaglia persa in partenza contro lo scroll compulsivo sui social, ma anche in tv. E figuriamoci sui giornali. Per questo si cercano scorciatoie cognitive: slogan, immagini e, appunto, canzoni.
Il brano di Sal Da Vinci è diventato un “regalo” per chi deve comunicare un voto complesso. “Per sempre sì” trasforma un quesito giuridico in un messaggio emotivo immediato. Tre parole facili da ricordare, capaci di attivare un’associazione positiva. È la comunicazione che noi di Officine Storte chiamiamo Fuori Traiettoria: non ti convinco con la logica, ti conquisto con il ritmo.
Ma Sal Da Vinci non ha detto sì a Fratelli d’Italia (almeno finora)
C’è però un punto critico: l’identità dell’artista. Al momento, l’ufficio stampa di Sal Da Vinci mantiene il massimo riserbo. Non è la prima volta che un cantante si trova “arruolato” d’ufficio sotto una bandiera politica.

Dal punto di vista del personal branding, per un artista questo è un terreno minato. Essere associati a una parte politica può polarizzare il pubblico, creando una frattura con quella fetta di fan che non condivide quel pensiero. La musica come propaganda è un’arma a doppio taglio: dà forza al messaggio politico, ma rischia di svuotare di significato l’opera dell’artista.
Tra slogan cantati e rischio oblìo: la sfida di ricordarsi cosa e perché si vota
Il vero dramma della chiamata alle urne in Italia (e non solo) sono l’astensionismo e la confusione. La domanda è: se “Per sempre sì” diventa l’inno di una fazione, come risponderà l’altra?
In un gioco di provocazioni comunicative, potremmo chiederci quale sarebbe la canzone ideale per il fronte del no. Forse “Non ti scordar mai di me” di Giusy Ferreri? Non tanto per il contenuto, quanto per il dovere politico di non far perdere di vista il motivo per cui si vota: il quesito del referendum. C’è una scelta da compiere.


