La nuova camorra è digitale: come funzionano le truffe informatiche dei clan

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Chiamata truffa criminalità
La nuova camorra è digitale: come funzionano le truffe informatiche dei clan

La criminalità organizzata non è più soltanto quella di armi, droga e violenza. Oggi una parte crescente del potere criminale passa dai computer, dai dati e dalle reti digitali.

Lo dimostra una recente operazione dei carabinieri del comando provinciale di Napoli che ha colpito un gruppo legato al clan Mazzarella, accusato di associazione per delinquere, frode informatica e accesso abusivo ai sistemi informatici. Gli investigatori hanno ricostruito una rete criminale capace di organizzare truffe online su larga scala attraverso phishing, telefonate fraudolente e clonazione di siti bancari.

Il procuratore Gratteri: “Le mafie sono contemporanee e lo è anche la camorra”

Secondo il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, il fenomeno rappresenta uno dei cambiamenti più significativi della criminalità contemporanea: “Le mafie sono contemporanee e lo è anche la camorra, che è molto evoluta sul piano informatico. Cerchiamo di stare al passo”. Il punto centrale è proprio questo: le mafie si sono adattate al mondo digitale.

Non servono più soltanto intimidazione e controllo del territorio. Oggi servono competenze informatiche, accesso ai dati e capacità di manipolare le persone attraverso telefono e internet.

Attenzione phishing
Il procuratore Gratteri: “Le mafie sono contemporanee e lo è anche la camorra”

Le indagini hanno mostrato come il sistema funzionasse in modo quasi industriale. I truffatori contattavano le vittime fingendosi operatori bancari, agenti della polizia postale o militari dell’Arma dei Carabinieri. Attraverso tecniche come il caller ID spoofing riuscivano perfino a far comparire sul telefono della vittima il vero numero della banca, convincendola a fidarsi.

A quel punto la truffa diventava semplice: ottenere password, codici Otp o spingere la persona a trasferire i soldi su conti correnti controllati dall’organizzazione. In alcuni casi venivano inviati link che portavano a siti clone delle banche, progettati per rubare i dati di accesso. Secondo il generale dei carabinieri Biagio Storniolo, le tecniche sono ormai estremamente sofisticate: “Non fidatevi dei falsi appartenenti alle forze dell’ordine, non date dati o password o accessi all’home banking”.

Le campagne di sensibilizzazione stanno funzionando

Il dato più interessante emerso dalle intercettazioni riguarda però un dettaglio quasi paradossale: le campagne di sensibilizzazione stanno funzionando. In una conversazione finita agli atti dell’indagine, una delle persone coinvolte si lamenta del fatto che dopo alcuni servizi televisivi che spiegavano come difendersi dalle truffe – tra cui uno della trasmissione Striscia la Notizia – le vittime erano diventate molto più diffidenti.

Le truffe erano diventate, parole loro, “molto più difficili”. Questo dettaglio dice molto su quanto informazione e giornalismo possano fare la differenza. La trasformazione della criminalità organizzata non è un fenomeno isolato. Un recente rapporto di Europol ha spiegato come le mafie stiano letteralmente riscrivendo il proprio Dna.

Operazione antimafia carabinieri
Le campagne di sensibilizzazione stanno funzionando

Le organizzazioni criminali utilizzano sempre di più infrastrutture digitali, criptovalute e piattaforme online per nascondere le proprie attività. I dati sono diventati la nuova valuta del potere: vengono rubati, venduti e sfruttati per alimentare truffe, riciclaggio e attività illegali.

Internet è ormai uno degli strumenti principali della criminalità, dal phishing fino al traffico di dati rubati nei forum clandestini. Il messaggio è chiaro: la criminalità organizzata si muove ormai nello stesso ecosistema digitale delle aziende, dei media e delle istituzioni. Per questo motivo la consapevolezza è fondamentale.

La regola principale rimane semplice ma spesso dimenticata: nessuna banca, nessuna forza dell’ordine e nessun ente pubblico chiederà mai password, Pin o codici di sicurezza per telefono o tramite email. Ed è proprio da qui che parte anche la responsabilità dell’informazione. Perché raccontare come funzionano queste truffe non significa soltanto fare cronaca. Significa anche ridurre il numero delle vittime.