Come siamo arrivati dallo sfregio alla SEO negativa: la nuova legge dell’onore

Ieri ci si giocava la faccia in piazza, oggi te la giochi su Google. Lo "sfregio" si è trasformato nella moderna guerra della reputazione digitale.

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Statua antica con cicatrice digitale luminosa, simbolo dello sfregio alla reputazione
Ieri lo sfregio era un taglio sulla pelle, oggi è un link che distrugge il tuo nome.

La parola onore ha dominato le dinamiche sociali per secoli. Un concetto antico, quasi tribale, che ha sempre avuto a che fare con la percezione che gli altri hanno di noi. L’onore esisteva negli occhi della piazza, era la proiezione della nostra affidabilità all’interno di un gruppo.

Oggi, se entrate in un ufficio di comunicazione e parlate di onore, si faranno una risata. Ma se usate l’espressione Reputation Management, allora tutti inizieranno a prendere appunti. Eppure stiamo parlando della stessa identica cosa: la gestione del proprio valore agli occhi degli altri. Il linguaggio evolve con la società, ma i meccanismi umani restano gli stessi.

Come siamo passati dall’honos all’omertà

Le parole sono vive e il loro significato assume sempre forme nuove in maniera del tutto naturale. Il termine onore deriva dal latino honos, che in origine non indicava tanto una qualità morale, ma una carica pubblica. L’honos era qualcosa che dovevi meritarti e che la società donava a chi occupava un ruolo di rilievo.

Nel corso dei secoli questo concetto si è sporcato fino ad acquisire accezioni negative, ad esempio nel contesto mafioso. Essere un “uomo d’onore” significa appartenere a un sistema chiuso governato dal codice dell’omertà e dall’idea che il silenzio e la difesa del gruppo siano le uniche prove di rispetto e virilità. A proposito di questo: anche “omertà”, in origine ominità, vuol dire “essere uomo”.

L’onore è stato così centrale da essere protetto per legge in Italia. Basti pensare che nel nostro Paese fino al 1981 – quarantacinque anni fa – è esistito il delitto d’onore. La legge normalizzava il matrimonio riparatore e l’omicidio legato al tradimento, trattandoli come una specie di “salvafaccia” sociale. Una norma figlia ovviamente di una società maschilista, dove l’abuso veniva cancellato da una firma in chiesa, pur di non perdere l’onore pubblico.

Oggi la violenza ha cambiato terreno

Sappiamo bene che ancora oggi c’è chi si gioca la faccia in piazza. In molti contesti uno sgarro, una parola di troppo, portano ancora alla violenza fisica, alla morte, al carcere. L’onore è da sempre la prima moneta di scambio dell’umanità e non esiste solo nei film in bianco e nero.

Schermo rotto di uno smartphone che mostra ricerche Google negative su una piazza antica
Se il mirroring di Google riflette un’immagine distorta, quella diventa la tua unica realtà sociale.

Collegare l’onore al Reputation Management è una metafora, ma i due concetti si posano sullo stesso meccanismo. Un tempo senza onore non facevi affari, mentre oggi se la piazza – che sia il quartiere o Google – smette di rispettarti, la tua azienda è destinata a chiudere.

È ovvio che per chi gestisce un brand la violenza è fuori discussione, ma l’istinto primordiale di difendere il proprio nome è lo stesso. Se ieri lo sgarro era un gesto pubblico, oggi è un attacco coordinato online o una recensione negativa.

Lo sfregio digitale: quando la memoria di Google non perdona

Nel passato per togliere l’onore a qualcuno si usava la cosiddetta sfregiata: un taglio sul volto per rendere l’infamia pubblica e permanente. Online lo sfregio non si fa più col coltello, ma con la SEO negativa o con la diffusione virale di contenuti diffamatori: lo chiamiamo shitstorm, cioè tempesta di m***a.

La differenza fondamentale è la portata. Un tempo il popolo era limitato a un quartiere o a una città. Oggi si trova su Google, non ha confini e la sua memoria è eterna.

Se qualcuno ti cerca online e trova informazioni negative su di te, per il mercato hai perso onore e credibilità. La morte in questo caso non è fisica, ma commerciale. Un brand che perde la faccia digitale smette di esistere, i partner spariscono, i clienti scappano.

A Officine Storte abbiamo a cuore la tua reputazione

In Officine Storte usiamo il Reputation Management come scudo strategico per diffondere la verità dei fatti, applicando criteri rigorosi alla comunicazione. Lo facciamo in due modi. Il primo: dicendo sempre la verità, perché chi mente su Google prima o poi viene scoperto e punito dal mercato. Il secondo, con la tecnica, cioè rispondendo a chi infanga il tuo nome non con la rabbia, ma con una strategia che costruisca prestigio sui fatti e non su aggettivi vuoti.