Il mito dello “scrivere bene”: quando le belle parole uccidono la comunicazione

Scrivere bene è una dote, fare copywriting è una disciplina. Scopri perché affidare i tuoi testi a chi "usa belle parole" è l'errore che rende invisibile il tuo brand.

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Macchina da scrivere che produce ingranaggi invece di lettere
La scrittura è il veicolo, la strategia è il motore

Esiste un equivoco di fondo che continua a inquinare il marketing delle aziende italiane: la convinzione che, per comunicare efficacemente, basti “saper scrivere bene”.

In Officine Storte, consideriamo questa idea la trappola più pericolosa di sempre. Spesso infatti, i testi aziendali vengono affidati a chi ha una buona penna, a chi usa un linguaggio forbito o peggio, a chi sa “parlare bene”. Il risultato? Testi eleganti, grammaticalmente accettabili (si spera) ma totalmente sterili. Perché esiste una verità e dobbiamo farci i conti: scrivere bene non significa saper fare copywriting.

Copywriting: strategia applicata alle parole

La scrittura è un’arte che punta all’estetica o all’espressione di sé, ma il copywriting è una disciplina che punta all’efficacia. È strategia applicata alle parole.

Un copywriter non comincia mai il suo lavoro aprendo un documento bianco. Comincia chiudendo gli occhi e analizzando l’architettura del messaggio. Prima di scegliere un aggettivo o la punteggiatura, un professionista deve sciogliere tre noti strategici che cambiano continuamente la traiettoria del testo:

  1. Cosa deve dire il brand: qual è l’informazione pura, il valore che vogliamo trasmettere?
  2. Cosa è meglio NON dire: quali sono gli elementi di disturbo o i concetti che rischiano di confondere il pubblico o indebolire il posizionamento?
  3. Cosa deve restare nella testa del pubblico: qual è l’unica e fondamentale sensazione (o informazione) che l’utente deve portarsi via dopo aver chiuso la pagina, o dopo aver guardato una pubblicità?

Solo dopo aver risposto a queste domande, arriva la scrittura.

Le parole servono a costruire

Troppo spesso vediamo siti web, brochure o post sui social scritti con l’unico scopo di “riempire uno spazio bianco”. Non restituiscono nulla, non resta impresso alcun messaggio. Sono solo belle grafiche e testi scritti in modo elegante.

Setaccio che filtra le parole per estrarre il messaggio strategico
Fare copywriting significa decidere cosa deve restare nella testa di chi legge.

Il copywriting ribalta questo approccio. Ogni parola detta in una pubblicità oppure scritta su un manifesto, online o sui social, ha un compito, un peso e una direzione. Se una parola non serve a costruire il messaggio o a rafforzare l’identità del brand, allora è di troppo. Un messaggio efficace è una scelta consapevole, ben lontana da un accumulo di belle frasi.

Scegliere cosa dire significa avere il coraggio di escludere tutto il resto. Vuol dire passare dal “parlare a tutti” al “parlare a chi conta davvero”.

Fuori Traiettora: oltre l’estetica

In un mercato saturo di contenuti, tutti scrivono bene. Quello che scarseggia – e che fa davvero la differenza – è il pensiero strategico dietro quella bella scrittura.

In Officine Storte non ci chiediamo mai se un testo sia “bello”. Ci chiediamo se sia giusto, se risuona con i valori del cliente, se lo differenzia dai competitor e se è capace di attivare un processo preciso nella mente di chi legge. Perché le parole non sono decorazioni: sono strumenti di costruzione di un messaggio.