
L’Italia si scopre, ancora una volta, un Paese di guardoni e di schedati. Ma se l’inchiesta Equalize a Milano ci ha mostrato il business del dato, l’indagine sulla Squadra Fiore a Roma ci porta dentro le viscere dello Stato deviato. Che prova a vendere informazioni e a manovrare la realtà.
Il punto più inquietante emerso dalle indagini di piazzale Clodio sta nell’accesso abusivo alle banche dati dell’Aisi. Secondo gli inquirenti, la struttura guidata dall’ex numero due del Dis, Giuseppe Del Deo, non si limitava a raccogliere video e audio privati di politici e imprenditori.
Il “lavaggio” della notizia: dai server ai giornali
Il gruppo dei cosiddetti Neri, i collaboratori clandestini di Del Deo, aveva una strategia precisa: nascondere le informazioni illecite sotto forma di notizie giornalistiche.
Parliamo del cosiddetto information laundering (lavaggio dell’informazione): si ottiene un dato illegalmente, lo si impacchetta come se fosse un’indagine giornalistica o uno scoop e lo si lancia nel circuito mediatico. L’obiettivo? Influenzare nomine, affossare carriere o costringere imprenditori alla resa. Il giornale diventa un’arma impropria in mano a una falange invisibile.

L’altro pilastro che scuote il mondo dei media riguarda la sorveglianza attiva su chi l’informazione la fa per davvero. Il sospetto dei pm è che dietro le intercettazioni non autorizzate effettuate con il software spia Graphite (della Paragon) ci siano proprio i privati della Squadra Fiore.
Mentre l’Aisi ha ammesso lo spionaggio “istituzionale” sui vertici di Mediterranea, resta un buco nero su chi abbia ordinato di monitorare il direttore di Fanpage, Francesco Cancellato. Se lo Stato nega, l’ombra cade sui “Neri”. Perché spiare un direttore di testata?
- Per anticiparne le mosse sulle inchieste scomode?
- Per trovare punti deboli da usare come contromisure?
- O per mappare le sue fonti all’interno degli stessi apparati di sicurezza?
La holding delle intercettazioni e il segreto di Stato
L’ambizione del gruppo era smisurata: creare un’unica holding delle intercettazioni, un cartello che gestisse tutto il business dell’ascolto in Italia. Un monopolio del controllo alimentato da milioni di euro “pilotati” verso società amiche come la Sind.
Ora la palla passa al materiale sequestrato dal Ros: server, telefoni e device che potrebbero contenere i nomi dei “committenti”. Ma incombe un rischio: il segreto di Stato. Se gli indagati solleveranno l’eccezione, sarà la Presidenza del Consiglio a dover decidere se la verità sulla Squadra Fiore deve restare confinata nelle stanze buie dell’intelligence o se l’Italia può finalmente smettere di essere un Paese sotto ricatto.


