Cos’è il clan Senese di Roma, l’ascesa inarrestabile tra moda e ristorazione: dalla Campania alla conquista di Roma

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Interno di un ristorante di lusso a Roma con un contratto societario sul tavolo e vista sfocata sul Colosseo, stile noir investigativo
Cos’è il clan Senese di Roma, l’ascesa inarrestabile tra moda e ristorazione: dalla Campania alla conquista di Roma

Il perno della vicenda che ha portato alle dimissioni dell’ormai ex sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove è concentrato in un legame societario “imbarazzante” scoperto tra la fine del 2024 e l’inizio del 2026. Delmastro era socio della Le 5 Forchette srl, società che gestiva il ristorante Bisteccheria d’Italia in via Tuscolana, a Roma.

La sua socia e amministratrice era la diciottenne Miriam Caroccia, figlia di Mauro Caroccia. Quest’ultimo, imprenditore biellese trapiantato a Roma, è stato condannato in via definitiva dalla Cassazione nel febbraio 2026 a 4 anni di carcere come prestanome con l’aggravante mafiosa per il clan Senese.

Dalla Campania alla Capitale: le origini di Michele ’o pazzo

Sebbene Delmastro abbia ceduto le quote sostenendo di non conoscere i trascorsi del padre della sua socia, il coinvolgimento di un sottosegretario alla Giustizia in una società legata, anche indirettamente, al cuore pulsante di uno dei clan più potenti di Roma, ha reso la sua posizione nel governo insostenibile.

Il clan di camorra Senese non è un gruppo autoctono romano, ma la proiezione del clan Moccia di Afragola, cittadina campana alle porte di Napoli, sulla Capitale. Tutto ruota attorno alla figura di Michele Senese, nato nel 1957 e soprannominato ’o pazzo.

Mappa di Roma Sud con catene dorate e banconote sovrapposte, a simboleggiare il controllo economico e il riciclaggio del clan Senese
Dalla Campania alla Capitale: le origini di Michele ’o pazzo

Negli anni ’80, Michele Senese è stato inviato a Roma dai Moccia, esponenti della Nuova famiglia, per dare la caccia ai fedelissimi di Raffaele Cutolo e quindi della Nuova camorra organizzata. In poco tempo, Senese ha percepito Roma come terra di nessuno dal potenziale immenso. Ha iniziato a tessere alleanze con la Banda della Magliana e con esponenti dell’eversione nera come Massimo Carminati.

Mentre gli altri si facevano la guerra, Senese costruiva un’egemonia basata sul narcotraffico e, soprattutto, sul riciclaggio. Il clan ha una struttura familiare ferrea che resiste nonostante le decine di anni di carcere dei suoi vertici. Michele Senese è da sempre il capo indiscusso. Detenuto da anni, e attualmente al 41-bis, ha governato Roma per decenni alternando il pugno di ferro a perizie psichiatriche strategiche che lo hanno tenuto fuori dalle sbarre per lunghi periodi.

Alleanze strategiche tra camorra e destra eversiva

Angelo Senese, fratello di Michele, è considerato il braccio operativo e il custode dei segreti finanziari del gruppo. Vincenzo Senese, figlio di Michele, rappresenta il volto “imprenditoriale”. È stato al centro di inchieste che hanno svelato come il clan avesse investito milioni di euro in negozi di abbigliamento, ristoranti e auto di lusso. Raffaele Caldarelli, cognato del boss, è la figura di raccordo tra l’ala militare e quella commerciale.

Ma perché il nome dei Caroccia è fondamentale? Perché rappresenta il cuore della strategia del clan: l’uso sistematico di colletti bianchi e imprenditori apparentemente puliti. I soldi della droga venivano iniettati in attività in crisi attraverso figure come Mauro Caroccia. In cambio, l’imprenditore diventa un prestanome che permette al clan di ripulire il denaro sporco, controllare il territorio (specialmente il quadrante Roma Sud: Tuscolana, Cinecittà, Anagnina) ed esercitare il recupero crediti attraverso la minaccia del nome Senese.

Dalla cocaina alla moda: I tre pilastri del giro d’affari dei Senese

Il giro d’affari del clan, stimato in centinaia di milioni di euro, si concentra su tre pilastri:

  • Il narcotraffico. Sono i grossisti della Capitale, con contatti diretti con i cartelli sudamericani e albanesi.
  • La ristorazione e il commercio. Oltre all’ormai celebre bisteccheria del caso Delmastro, il clan ha controllato storicamente decine di boutique di moda e locali della movida romana.
  • Usura e estorsione. Gestiti in modo silenzioso, spesso rilevando le attività dei debitori che non riescono a pagare.

Il clan Senese è riuscito dove altri hanno fallito perché ha saputo farsi “sistema”. Michele Senese è stato per anni l’arbitro delle dispute tra le varie mafie romane. Il caso Delmastro ha semplicemente sollevato ancora una volta il velo su quanto questo sistema sia riuscito a infiltrarsi non solo nell’economia, ma anche nei salotti e nelle compagini societarie di chi dovrebbe combatterlo. Ed è l’ennesima conferma che a Roma la mafia non si presenta quasi mai con la lupara, ma con una visura camerale e un contratto di affitto.