Il taglio dell’ulivo plurisecolare – Silent Spring

Condannato ad un anno e due mesi di reclusione l'autore materiale della distruzione del famoso ulivo plurisecolare del museo Correale di Sorrento

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Il taglio dell’ulivo plurisecolare. La comunicazione e l’ambiente che ci circonda. Associazioni, comitati ed istituzioni diffondono in maniera adeguata ed efficace il “messaggio green“? Silent Spring, a cura di Carmine Iovine, cerca di rispondere a questa domanda. Buona primavera silenziosa a te.

ulivo plurisecolare

Silent Spring

Il taglio dell’ulivo plurisecolare

Un ulivo plurisecolare maestoso in perfetta salute, protetto da vincoli di tutela, alto più di dieci metri con una circoferenza di quattro, piantato nel 1700 nel parco della villa Correale di Sorrento oggi divenuto museo gestito dall’omonima fondazione privata. Un contadino quarantacinquenne, M. G., che, probabilmente su mandato, nel gennaio del 2013, decide di tagliare abusivamente l’albero la cui legna ha un valore di mercato stimato in diverse migliaia di euro.

La denuncia immediata del Wwf e dell’ente museo che solo poche settimane prima dall’abbattimento avevano concordato un progetto per valorizzare l’ulivo con visite guidate e cartellonistica dedicata. Il processo in primo grado con cinque udienze presso il tribunale di Torre Annunziata. La difesa dell’imputato basata sulla tesi, confutata da periti e testimonianze, che “l’albero fosse danneggiato e pericolante“.




L’assurda richiesta di assoluzione “per ignoranza dell’imputato che non poteva sapere che l’albero fosse protetto” esposta dal pubblico ministero onorario che tuttavia non ha convinto il giudice, che ieri ha emesso una sentenza di condanna, a due anni e due mesi di reclusione, con pena sospesa.

Sono queste in sintesi le fasi di una vicenda che ha del paradossale ma che negli ultimi anni è diventata consuetudine in penisola sorrentina dove sono decine gli alberi secolari vittime di abbattimento deciso sia abusivamente, come nel caso specifico, sia mediante autorizzazioni comunali che molto spesso, coadiuvate da perizie agronomiche truccate, decidono la morte degli alberi solo per lasciare spazio a parcheggi o a discutibili riqualificazioni urbanistiche che a loro volta celano piani di speculazione.

“Alla fine la giustizia ha fatto il suo corso e il responsabile materiale dell’assurdo scempio, probabilmente effettuato per guadagnare dalla vendita del legname, è stato condannato nonostante l’inaspettata richiesta del pm di assoluzione per ‘ignoranza del contadino‘. A nome del Wwf non posso che esprimere tutta la mia soddisfazione. Di sicuro la condanna servirà come ‘monito’ a chi pensa di poter impunemente continuare a fare a pezzi gli ultimi patriarchi arborei del nostro territorio per speculare o guadagnare ai danni della natura e della collettività. Restano tuttavia ‘impuniti’ i mandanti e i diversi professionisti che fin dall’inizio del processo hanno cercato, di volta in volta, una giustificazione che legittimasse l’ingiustificabile l’accaduto. Le tesi della difesa non hanno retto però alle indagini dettagliate della Procura e al verdetto del giudice”.

La Cassazione ha più volte ribadito che “l’abbattimento di alberi è attività oggettivamente idonea a compromettere i valori paesaggistici in quanto incide in modo apprezzabile sull’assetto del territorio”.

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