
Roma si è svegliata all’alba con il fragore delle manette e il peso di un passato che sembra non voler passare mai.
L’operazione del Nucleo investigativo dei carabinieri, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) capitolina, ha portato all’arresto di 13 persone, scoperchiando un sistema di narcotraffico e violenza che vede al centro un nome che ha fatto la storia nera della città: Raffaele Pernasetti.
Chi è Raffaele Pernasetti, “Er Palletta”
Classe 1950, noto alle cronache come “Er Palletta”, Pernasetti non è un nome qualunque. Per anni è stato il braccio destro e l‘uomo di fiducia di Enrico De Pedis, quel “Renatino” che guidava la fazione dei testaccini della Banda della Magliana. Vederlo oggi, a 75 anni, tornare in cella non è solo un atto di cronaca, ma la conferma che certi legami criminali, una volta stretti, non si sciolgono mai del tutto.
Entrato giovanissimo nelle batterie di rapinatori che negli anni ’70 terrorizzavano la capitale, Pernasetti divenne rapidamente una figura chiave nel nucleo storico della Banda. Il suo curriculum giudiziario parla chiaro: sospettato di sette omicidi, condannato a trent’anni per associazione a delinquere e traffico di stupefacenti, era il volto operativo di un gruppo che aveva ambizioni da holding del crimine. Dopo aver ottenuto la semilibertà nel 2011 per “buona condotta”, sembrava essersi rifugiato in una vita tranquilla, lavorando come cuoco nel ristorante di famiglia a Testaccio. Ma dietro ai fornelli, secondo gli inquirenti, si preparava ben altro.

L’indagine attuale dipinge Pernasetti non come un vecchio boss in pensione, ma come un raffinato intermediario di alto livello. Sfruttando il rispetto conquistato in decenni di malavita, “Er Palletta” agiva come un vero e proprio broker del narcotraffico. Era lui l’anello di congiunzione tra le “piazze” di spaccio del Trullo e di Corviale e i grandi fornitori: dal clan Senese (di origine camorristica) fino alle famiglie della ‘ndrangheta di Platì stanziate a San Basilio.
Il ristorante di Testaccio era diventato il crocevia di questi incontri. Tra un tavolo e l’altro, monitorati dalle microspie dei carabinieri, si decidevano i flussi di cocaina e hashish che avrebbero inondato i quartieri di Magliana Nuova, Monteverde e Garbatella.
La gambizzazione e il metodo mafioso
A confermare che la pericolosità di Pernasetti fosse intatta è l’episodio della gambizzazione avvenuta il 25 marzo 2024. Per un debito di droga di appena 8mila euro, lo storico esponente della Magliana avrebbe minacciato un meccanico puntandogli una pistola alla testa. Davanti al rifiuto della vittima, Pernasetti non avrebbe esitato a ordinare una spedizione punitiva: tre colpi di pistola alle gambe in via Pian delle Torri. Un atto eseguito con “metodo mafioso“, studiato per evocare quel senso di assoggettamento e omertà che solo i grandi nomi del crimine sanno generare.
L’arresto di oggi ci ricorda che la criminalità romana non è un’entità statica. Si evolve, cambia pelle, ma le radici affondano sempre in quel terreno fangoso dove la vecchia Banda della Magliana ha seminato decenni fa. E Er Palletta, con la sua capacità di tessere relazioni tra vecchi e nuovi mondi, ne era l’ultimo, inquietante testimone.


