Coronavirus, questi primi giorni del giornalista

Scrivo adesso sul coronavirus che ho un po’ di tempo, che c’è un silenzio irreale, che sono stanco, che domani si ricomincia

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Scrivo adesso che ho un po’ di tempo, che c’è un silenzio irreale, che sono stanco, che domani si ricomincia. Spero non prima. Scrivo adesso di alcuni brevi pensieri sparsi di questi giorni intensi. Giorni che ricorderemo, certo, e che racconteremo per tanto tempo.

coronavirus facebook

Coronavirus: pubblica?

Parto da venerdì scorso. Aspettavamo il virus, era questione di tempo, di matematica, e ci avrebbe raggiunto. Quante volte abbiamo cliccato su “Pubblica” su Facebook? Lo farò anche quando finirò di scrivere queste poche righe. Ma venerdì le dita sudavano, il cursore scappava, le tempie pulsavano.

Clicca e pubblica. E poi? In un attimo migliaia di persone avrebbero saputo quello che era un loro diritto sapere, una conseguenza del mio dovere di informare. Come giornalista e come portavoce. E poi? Cosa sarebbe successo?

Immaginavo facce che sbiancavano, cellulari che tremavano. È stato difficile. Così come è stato difficile governare le reazioni, e rassicurare, e continuare ad informare. Ma va bene. Andrà tutto bene. Lo ripeto a me stesso e lo ripeto a chi mi è a fianco, e mi sostiene tutti i giorni. Persone eccezionali come Annalibera Di Martino e Mauro De Riso.

Restare davvero a casa

Poi è stato il tempo di restare davvero a casa. Di dire a tutti che una delle poche armi che abbiamo contro questo figlio di puttana di un virus è limitare i contatti sociali. Restare a casa il più possibile, senza se e senza ma. Così abbiamo preparato comunicati e grafiche.

Li ho diffusi, mi sono arrivati diversi messaggi di risposta. Alcuni mi hanno lasciato, come dire, un po’ così. Eccone uno su tutti: “Mi dispiace ma non condivido ne posso condividere un messaggio del genere. É contro ogni principio cristiano. Non siamo Dio. Le nostre armi sono la misericordia, l’amore, la vera sapienza, credere nella provvidenza. Questo messaggio, a mio avviso, é negativo e crea più panico. La nostra città non é in zona rossa a meno che il sindaco e tu non sappiate cose che molti ignorano”.

Se ve lo state chiedendo…

Ho pensato a lungo a questa reazione, perché non mi arrendo mai. Se ve lo state chiedendo no, io ed il sindaco non sappiamo cose che gli altri ignorano. Non voglio giudicare questi presunti atteggiamenti “cristiani”, altri possono dire meglio, eppure ho sentito in questi giorni tanti sacerdoti sposare appieno la causa.

Mi soffermo solo sul complottismo. Ebbene, quando il Governo ha inasprito le misure restrittive, anche noi abbiamo pensato: “Ecco, prima avevano detto di non preoccuparsi. Ci nascondono qualcosa”. A stupirmi, piuttosto, sono proprio le parole che sembravano già studiate, da ripetere come un mantra. State esagerando, diteci perché! Ecco, non stavamo esagerando. Mi sembra ormai chiaro.

Coronavirus e fake news

Poi sono arrivate le fake news. Come il primo caso positivo, un po’ le aspettavamo. Hanno fatto pure tardi ad arrivare. Le ho studiate, le ho osservate, ne ho scritto. Un fenomeno che conoscevo ma che mai avevo visto da così vicino. I danni che possono fare le bufale, se non prese in tempo, sono enormi. Ma tant’è. Anche in questo caso, pazienza, forza e attenzione. Non deve sfuggirci nulla.

A me può sembrare che spargere sale con un cannone alle 5 del pomeriggio per uccidere i microbi sia un’assurdità, ma di mezzo c’è l’ansia, la preoccupazione, il panico di questi giorni. E la bufala entra nella nostra vita, ed esplode. Magari soffermiamoci un secondo in più prima di inoltrare. Chiedo solo questo.

Considerazioni finite, per il momento. Ma ci tenevo a condividerle. Domani, o tra poco, o stanotte, si ricomincia. Ma finirà presto. Andrà bene. Andrà più che bene, ne sono sicuro.