Coronavirus, così abbiamo politicizzato l’emergenza

Il coronavirus ridotto a cori da stadio tra tifoserie. Il Covid-19, però, non è una partita di pallone, né saremo chiamati a votare

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Come da sua migliore (o peggiore) tradizione, l’Italia è stata capace di politicizzare e di ridurre (o innalzare, vedete un po’ voi) il coronavirus a cori da stadio tra tifoserie. Il Covid-19, però, non è una partita di pallone, né saremo chiamati a votare se dev’essere debellato o meno.

Coronavirus, deriva e contro-deriva

Così, alla presunta deriva di chi voleva cavalcare politicamente le prime avvisaglie del virus cinese (il 31 gennaio Matteo Salvini twittava: “Frontiere aperte, incapaci al governo”) si è risposto con la contro-deriva, ma pur sempre deriva, anti-razzista, anti-fascista, pro-cinese, pro-tutto pur di far sapere al mondo che l’Italia non è un Paese razzista. Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, ha infatti scritto, dopo essere stato accusato di non aver ordinato tutte le precauzioni necessarie per 2500 cinesi rientrati dalla Cina: “Chi ci attacca o non è bene informato, o è in malafede o è un fascioleghista”

Acquisire consensi

Bene. Di tutte queste schermaglie, il coronavirus stranamente non pare interessarsi. Mentre cerchiamo di acquisire consensi o di apparire a tutti i costi belli, bravi, buoni, dolci e accoglienti, abbiamo raggiunto il maggior numero di contagiati in Europa. “Vanificando”, almeno mediaticamente, poiché scientificamente si tratta di un risultato che potrebbe salvare il mondo, il grande lavoro dei ricercatori italiani che nei giorni scorsi hanno “isolato” il virus. Siamo nel solito paradosso italiano: abbiamo le menti migliori al mondo sul campo ma non sappiamo che farcene.

Una classe politica modesta

Leggo con attenzione Toni Capuozzo, che considero uno dei migliori giornalisti italiani, che prima di tutti ha letto correttamente la crisi Usa-Iran, e che scrive: “E’ una classe politica modesta, che si tratti di Europa o di Libia, di tasse o di istruzione, di ricerca o di reddito di cittadinanza. Ma sul corona virus hanno fatto di peggio, pensando che la correttezza politica (visita scuole multietniche, ristoranti cinesi ecc.) fosse la cosa più importante, che il nemico fosse il razzismo. Sordi agli appelli di Burioni, tante Alici nel paese delle meraviglie, convinti che la loro solo esibita bontà salverà il mondo. Come se ne fottono di chi dorme all’aperto o raccoglie pomodori da schiavo, una volta esaurita l’accoglienza, così se ne sono fregati delle reali possibilità di contagio. Il razzismo è un male da tenere a bada, l’allarmismo è un pericolo, certo. Le malattie, anche”.

Giù le bandiere

Proprio così. Le malattie non sono partite di Champions o elezioni regionali, magari lo fossero. Perdendo un paio di partite o un bel po’ di Comuni, ci riproveremmo in seguito a vincerle. Purtroppo, non è così. Giù le bandiere, i colori e le stronzate adesso, ognuno faccia la propria parte. Leggiamo i vademecum, non allarmiamoci e tutto andrà per il verso giusto. Dopo torneremo ad essere cavalcatori di professione o dolci e accoglienti, come vi pare.

Qui sotto, scevre da politica e tifoseria, ci sono una delle slide del Ministero ed il link al sito http://www.salute.gov.it/

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