12 giornalisti uccisi in un anno, 4 in Messico: la libertà di stampa è in pericolo

Era direttore del portale web 'El Observatorio del Sur' e da tempo riceveva minacce per le sue attività giornalistiche

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È stato ucciso probabilmente per le inchieste che stava conducendo a Tejupilco, nel Sud del Messico. Il suo corpo è stato ritrovato solamente pochi giorni fa dopo l’allarme fatto scattare da amici e familiari. Nevith Condes Jaramillo è il dodicesimo giornalista ucciso nel 2019 mentre svolgeva il suo lavoro. Era direttore del portale web ‘El Observatorio del Sur’ e da tempo riceveva minacce per le sue attività giornalistiche.

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Jaramillo, raggiunto con quattro coltellate, è il quarto cronista messicano ucciso nell’ultimo mese a testimonianza di come la libertà di stampa nel centro America sia ancora utopia. In Messico i narcos e le organizzazioni criminali non si fanno scrupoli nell’uccidere i professionisti dell’informazione. Lo dimostrano i numeri impietosi degli ultimi anni.

Ma i giornalisti sono in pericolo in tutto il mondo. Dall’inizio del 2019 ne sono stati uccisi 12 mentre sono centinaia quelli sotto protezione per le minacce ricevute nel corso del tempo. Anche in Italia la situazione non è delle migliori: diversi cronisti sono stati costretti a dover dire addio alla propria libertà per salvarsi la vita. I casi più emblematici sono quelli di Pietro Borrometi e Federica Angeli, giornalisti da anni in prima linea contro i clan della provincia di Ragusa e di Roma. A loro si aggiungono molti altri come Sandro Ruotolo, Nello Trocchia e così via che non si sono mai tirati indietro quando si trattava di combattere contro la criminalità organizzata.

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