I camorristi sono dei cazzo di geni della comunicazione

Loro, i camorristi, hanno elaborato il messaggio, lo hanno inviato ed è stato ricevuto forte e chiaro. Non hanno commesso errori, sono stati perfetti

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I camorristi sono dei cazzo di geni della comunicazione. Hanno scassato tutto, si sono presi la scena, hanno portato Castellammare di Stabia e la roba immonda che hanno fatto alla ribalta delle cronache nazionali.

Quattro deficenti che si arrampicano su una catasta di legno hanno offuscato le immagini dei tanti cittadini che si sono riversati sul lungomare per stare assieme, divertirsi, ascoltare musica. Loro, i camorristi, hanno elaborato il messaggio, lo hanno inviato ed è stato ricevuto forte e chiaro. Non hanno commesso errori, sono stati perfetti.

Una comunicazione semplice, arcaica: uno striscione sgrammaticato e un feticcio ed il gioco è fatto. Si sono presi, e continueranno a prendersi, titoli e prime pagine. Noi arranchiamo dietro. L’unica speranza è che quel messaggio rimbalzato sui tg nazionali produca anche un serio moto di vergogna e di protesta da parte degli onesti cittadini.

Insomma, la “tradizione” trasformata in occasione per lanciare un messaggio contro i pentiti della camorra in una città della provincia di Napoli è un fatto notiziabile, eccome. Diciamo che ne so qualcosa, eccome. Conosco le dinamiche e con i giusti approfondimenti ne avrei scritto per giorni. Un po’ come la storia degli inchini delle statue dei santi in processione.

Intendiamoci: sto estremizzando ed ironizzando, ma il fatto è questo. E il fatto è serio, ci mancherebbe altro. Sacche di subcultura fatte di neomelodici di bassa lega e striscioni inneggianti la camorra sono una piaga da eliminare, da distruggere. Roba che ti fa cadere le braccia nell’anno 2018; roba che ti fa piangere; roba che pensare alla gente che faceva le dirette Facebook ti fa pensare a mondi terribili e distanti.

Invece sono mondi vicini, sono dietro l’angolo, sono potenti. Come il messaggio che sono stati geniali ad inviare. E continuiamo ad intenderci: è stata una fortuna che c’era gente a fare foto e video di quella merda. È stata una fortuna che il fatto è venuto fuori, che i giornali ne parlano e che tutti sappiamo cosa c’è lì e come continua a pensarla l’anti-Stato. Guai se nessuno avesse visto. Guai se nessun mezzo di comunicazione si fosse accorto di tutto quello che stavano combinando. Guai se non provassimo vergogna perché pensiamo che quella non è Castellammare.

Questa mattina, quando la storia dello striscione incendiato non era ancora di dominio pubblico, vicini di casa e tante altre persone erano entusiasti di ciò che era stato organizzato. Stava andando tutto per il meglio. Poi, il patatrac.

Castellammare non ne esce bene ancora una volta come immagine, ma tutto questo ci deve servire da lezione. Ci deve servire a non abbassare mai la guardia, a capire dov’è il Male, a comprendere quella subcultura, a continuare a combattere.

La prossima volta, forse, vinceremo noi. La prossima volta il messaggio di gioia e di festa schiaccerà tutto il resto, che manco esisterà. Non ci sarà nessuna festa della camorra da raccontare. Forse, non ci sarà nient’altro che la festa della gente perbene. Forse.

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