Il procuratore Luigi Riello provoca Napoli. Dimostriamogli che ha torto

Luigi Riello ha detto che la maggioranza degli abitanti di Napoli sono "galantuomini". Su questo non ci piove. Eppure l'egemonia culturale è detenuta saldamente dai delinquenti. Perché? Com'è possibile?

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luigi riello napoli repubblica

Le parole del procuratore capo di Napoli Luigi Riello sono pesanti, dirette, senza sconti. Sono uno schiaffo in piena faccia che quasi ti fa cadere. E sono certo che l’obiettivo di Riello, stabiese come me, era proprio quello.

Riello ha detto che è vero che la maggioranza degli abitanti di Napoli sono “galantuomini”. Dunque persone oneste, lavoratori, di cultura. Su questo non ci piove. Eppure l’egemonia culturale è detenuta saldamente dai delinquenti. Perché? Com’è possibile?

Napoli e la sua provincia rappresentano un fenomeno sociologico e antropologico da studiare attentamente. Nonostante i soprusi, la violenza, la corruzione, la follia di non garantire un futuro ai propri giovani, secondo Riello manca una rivoluzione che in altri contesti, come in Sicilia, si è registrata.

Una provocazione? Certo, anche. Ma il procuratore voleva fare male, voleva pungere nell’orgoglio, voleva mollare un serio ceffone a tutti. E’ vero che le rivoluzioni mancano? Non del tutto: i meravigliosi studenti in piazza dopo le aggressioni contro Arturo e gli altri ne sono una prova.

Ma noi dobbiamo sentirci feriti lo stesso, la guancia dov’è arrivato il buffettone deve pulsare sangue. Senza fare gli offesi, senza vittimisti (“Ma perché succedono solo a Napoli ‘ste cose? Ma guardatevi al nord, Napoli è bellissima”, ecc. ecc. ecc. e nel frattempo si paga il parcheggiatore abusivo che “deve campare pure lui”). Per di più che, stavolta, l’attacco proviene da un figlio di Napoli e non dalle colonne di qualche “giornale del nord”. Incazziamoci allora, dimostriamo a Riello che ha torto.

Che quella mentalità camorristica non è insita in ognuno di noi, che noi non vogliamo tirare a campare così come viene, che non vogliamo il piacere di nessuno per fare carriera, perché noi siamo i migliori, lo siamo sempre stati.

Sindaco de Magistris, le parole di Riello sono ingenerose, è vero, ma volevano e dovevano esserlo e sono certo che dopo aver difeso “politicamente” la città, te ne sei reso conto anche tu. L’egemonia dev’essere nostra, gli Eserciti nelle strade hanno fatto il loro tempo, e il procuratore ha delineato un futuro a cui già erano arrivati in molti: c’è bisogno solo di un esercito, quello degli insegnanti. Per recuperare intere generazioni ed educarne altre.

Non è tardi, dimostriamo a Luigi Riello che ha torto. Riello, hai torto. Vedrai.

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Sono Francesco Ferrigno, giornalista, copywriter e social media manager. Mi occupo di informazione digitale con un approccio orientato ai trend, all’analisi dei dati e alla distribuzione strategica dei contenuti. Scrivo di attualità, energia, economia e scenari geopolitici, trasformando temi complessi in contenuti chiari e verificati. Sono fondatore dei progetti editoriali Officine Storte ed Effequadro, realtà in cui sviluppo format, strategie e contenuti pensati per coniugare qualità giornalistica, posizionamento organico e performance sui canali digitali. Il mio obiettivo è semplice: informare con precisione, comunicare con efficacia e costruire contenuti capaci di generare visibilità, autorevolezza e coinvolgimento nel tempo.