Lamin, 25 anni, ragazzo.

Lamin: "'Ho lasciato i miei genitori e mia sorella', dice. Oggi la dittatura non c’è, ma il Paese è alle prese con una difficile transizione"

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Le lacrime versate qualche settimana fa da Anszou Cissè, il giovane richiedente asilo senegalese diventato attaccante quasi per caso della Castelnuovese hanno lasciato il segno nell’opinione pubblica italiana. Sgombrato insieme a tutti gli occupanti del Cara di Castelnuovo di Porto, la sua partenza ha generato tristezza e malinconia nei dirigenti della società, nei compagni di squadra e nella gran parte della popolazione residente, che hanno visto sgretolarsi in pochi minuti il sogno costruito con passione e sacrificio nel corso degli anni. Le lacrime hanno sommerso la prospettiva di emancipazione. Relegando un sogno, quello dell’integrazione e della realizzazione personale, all’esclusiva dimensione onirica. Un sogno che forse non si realizzerà mai per molti e apparentemente senza motivo.

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Lo stesso sogno di Lamin K. L. Dibba, venticinquenne gambiano partito il 25 settembre del 2011 dal piccolo centro urbano di Farafenni e sbarcato in Sicilia dopo un viaggio che ha alternato luci (poche) ed ombre (molte). La sua storia rischia di smontare pezzo per pezzo la vulgata più diffusa nell’Italia del 2019: quella che racconta di uomini e ragazzi che si mettono in viaggio equipaggiati di tutto punto con smartphone e capi di abbigliamento firmati, per raggiungere un Eldorado che poi non c’è. “Sono fuggito dal Gambia per lasciarmi alle spalle la povertà e le sofferenze inflitte alla mia gente dalla feroce dittatura di Yahya Jammeh. Ho lasciato i miei genitori e mia sorella” dice con gli occhi lucidi. Oggi la dittatura non c’è più, ma il Paese è alle prese con una difficile transizione. E così, dopo aver raggiunto la Libia, dove “Perfino la polizia chiedeva i soldi a noi che viaggiavamo tra stenti, stanchezza e povertà”, sale su un barcone che lo trasporta sulle coste siciliane. Da lì raggiunge Agerola il primo maggio del 2014.

La voglia di ricominciare è tanta e per questo non c’è tempo per la tristezza e per la paura che lo ha accompagnato lungo il tragitto. Decide quindi di mettersi subito all’opera. Vuole conoscere, imparare al più presto la lingua italiana, lui che è madrelingua inglese e si iscrive, anche grazie all’aiuto di Sara, una mediatrice culturale agerolese alla quale è tutt’oggi molto legato, al “Corso di lingua italiana per cittadini stranieri” del Centro istruzione per adulti presso l’Istituto Giuseppe Ungaretti di Gragnano dove ha conseguito il livello A1/A2 nella scrittura e nella lettura della lingua italiana. Che parla anche discretamente bene. I suoi studi si interrompono perché il bisogno di lavorare e portare i soldi a casa è più forte della sete di conoscenza.

Anche perché altrimenti chi li aiuta i genitori e la sorella che sono rimasti in Africa? Così trova lavoro a Positano presso un’azienda di noleggio imbarcazioni, dove viene assunto regolarmente. Si stabilisce ad Agerola dove paga regolarmente un affitto. “Uscire la mattina alle sei per andare a Positano a lavorare e tornare alle dieci di sera, mi ha impedito di portare a termine gli studi”. Dopo aver conseguito la qualifica di tecnico informatico al Gambia Tecnical Training Institution dove ha anche insegnato matematica, per il giovane gambiano è una realtà difficile da accettare. “Vorrei terminare gli studi anche in Italia, spero che qualcuno mi aiuti” dice con la voce rotta dall’emozione. Ed è il calcio, come spesso accade, a fornire la grande chance. Quella di una piena integrazione.

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“Abbiamo accolto Lamin con grande entusiasmo” – dice la dirigente dell’Asd Agerola Tania Longobardi. “C’è stato presentato da un ex tesserato, Francesco Fontanella che lo aveva conosciuto proprio su un campo di gioco durante una di quelle partitelle che si disputano tra amici d’estate. Abbiamo concluso l’iter burocratico necessario a farlo giocare nel più breve tempo possibile facendolo esordire con la nostra maglia il 21 febbraio 2016. Siamo consapevoli che l’integrazione è un percorso lungo e tortuoso da affrontare. Ma lo sport è un alleato prezioso che richiede un miglioramento costante. E noi sappiamo che la strada è lunga ma non abbiamo paura di percorrerla fino in fondo”. E il popolo agerolese, che ha già dato ampia prova nel recente passato di saper accogliere con il cuore, dovrà anche questa volta vincere la paura.

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Luigi Mannini
Nasce a Vico Equense il 19 luglio dell'Anno Domini 1980. Frequenta il Liceo Classico "E. Marini" di Amalfi. Di quei cinque anni gli resta scolpito nella mente quel pensiero, mugugnato a voce alta dal suo amico fraterno Stanislao durante la lezione della professoressa di greco quando tutti in classe prendevano appunti: "Scrivi, scrivi che poi te lo leggi". Un manifesto sul grande valore sociale che già allora veniva assegnato alla scrittura. Per questo nel 2001 diventa giornalista pubblicista. Metropolis, Il Mattino, Il Corriere dello Sport - Tutto Calcio Campania, sono i quotidiani che hanno ospitato ed ospitano la sua firma. Ha collaborato con la casa editrice Intra Moenia di Napoli. Web content per il portale online Businessonline.it. Tra le cose utili della sua vita le esperienze lavorative sparse a macchia di leopardo nella sua recente gioventù. Tra quelle meno utili la laurea in Storia e un corso di grafica editoriale. Sul master in comunicazione, social marketing e web media, vige il più stretto riserbo visto il mutuo trentennale che ha acceso per pagarselo. Soldi? Desisti. Ama la musica e si diletta con il clarinetto. Vive tra Napoli ed Agerola. Ama il (buon) vino e la (buona) compagnia.